Max Maffia ci parla della Daybox records, a dimostrazione che il centro della musica in Italia non è solo Milano, ma anche il sud pullula di ottime realtà. Tra le soddisfazioni di una pubblicazione e le difficoltà di far quadrare i conti su una scelta coraggiosa come un’etichetta.
Provenienza:Battipaglia, Salerno
attiva dal (anno) 2003
riferimenti web: www.myspace.com/dayboxrecords – www.dayboxrecords.com
1) Come vi è venuto in mente di aprire un’etichetta? Qual è stata la sua genesi?
Bella domanda. Nella maggior parte dei casi un’artista apre una piccola etichetta indipendente per produrre il proprio prodotto, non è il nostro caso. Siamo partiti nel 2003 interessandoci alla musica sperimentale improvvisata e molte cose le trovate ancora nel nostro sito ufficiale scaricabili gratuitamente nella sezione “Improvising”. Si tratta di registrazioni effettuate in un solo giorno su dei temi scelti (da lì il nome Daybox, che è anche un termine militare per indicare una scatola contenente l’occorrente per la sopravvivenza per un solo giorno). Per esempio in 4 giorni abbiamo registrato “Le stagioni improvvisate” a partire da “Inverno” il 16/12/2003 e poi “Estate” in un giorno di aprile 2004 e così via..
Nel tempo abbiamo deciso di allargare i nostri “orizzonti” verso la forma canzone ed ecco che adesso abbiamo alcuni dischi in uscita.
2) Come è organizzata? in quanti siete?
E’ organizzata come una Ass.Cult. no-profit. Siamo in 5 e veniamo da Salerno, Agropoli, Roma, Catania. Chi vi risponde adesso è Max Maffia, presidente dell’associazione.
3) è il vostro lavoro oppure fate altro nella vita?
Facciamo decisamente altro nella vita, con i dischi non si guadagna, ma del resto non è nel nostro scopo sociale lucrare, rientrare nelle spese si.. e questo è comunque difficilissimo.
4) Qual è la vostra opinione sull’annosa questione del download selvaggio e illegale?
Sono personalmente contrario ad ogni forma di contraffazione e download illegale. Sono favorevole all’ascolto gratuito full-lenght. Della serie “compro” se mi piace, per sapere se mi piace devo ascoltarlo.
5) C’è un disco a cui siete particolarmente legati?
Per fare il figo potrei risponderti il “prossimo che produrremo”
In generale ritengo che “Gone to Earth” di David Sylvian sia un capolavoro inestimabile.
6) Quale artista vorreste avere nel vostro catalogo? Fateci due nomi: uno scelto con il cervello e l’altro con il cuore.
Se per “cervello” intendiamo una scelta legata al mercato e quindi al successo economico dell’etichetta dovrei tendere a qualcosa che adesso vende tanto, ma credimi non mi interessa. Mi interessa avere cose di qualità nel catalogo. Artisti che abbiano ancora il coraggio di scrivere un brano in 5/4 e/o che abbiano ancora la voglia di sperimentare. Sono personalmente in disaccordo con chi sostiene che oggi sia impossibile creare qualcosa di innovativo e che tutto è stato scritto… sciocchezze. Per cui non riesco a fare nomi. Se invece vogliamo dare due nomi per giocare: “Coldplay” con il cervello e “David Sylvian” con il cuore.
7) è mai capitato di chiedervi “ma chi me l’ha fatto fare”?
Sistematicamente ogni giorno della mia esistenza. Oggi rappresentare un gruppo o un’artista che sia è un investimento mentale ed economico. Gli artisti vedono la produzione di un disco come un punto di arrivo e non come una base su cui costruire un progetto fatto da mille attori (ufficio stampa, booking, distribuzione…) e questo implica che nella stragrande maggioranza dei casi ci si trova a combattere su cosa è dovuto e cosa no. Gli artisti dovrebbero capire di più che un successo, un traguardo è una cosa che si raggiunge con lo spirito di squadra e non con una bella composizione.
Paolo Borrone